VILLA ALBERA A SALVIROLA
L'intervento è avvenuto intorno ad una grande residenza seicentesca a Salvirola, l'"Albera": così si chiama il pioppo nelle campagne cremasche.
E ha dovuto risolvere un complesso rapporto tra architettura e natura, tra l'altezza del palazzo antico e la vastità dell'orizzonte intorno. Il giardino aveva un problema: troppo piccolo per una casa così grande. E'  stato aggirato proponendo l'acquisizione di un terreno confinante. Abbattuto  il muro di cinta, si è  aperto l'orizzonte. Poi, si è accentuata la sua profondità con la costruzione di una vasca d'acqua lunga e stretta che confluisce nella prospettiva visiva  creata ex novo dall'immissione di alcuni pioppi posti ad "imbuto". Il rapporto tra architettura (la casa) e natura (la campagna) è stato ricostruito con la vasca (una citazione dei canali leonardeschi del territorio) e l'apertura della cinta muraria. Raggiunto così questo punto di equilibrio con il paesaggio, il giardino originario è stato disegnato come un divertissement rinascimentale. Scalinate, segni ( o sogni) esoterici, rotonde terrazzate in un  continuo rimando tra le antiche suggestioni umanistiche e la contemporaneità della land art sperimentale. Il risultato è stato ottenuto agendo su due piani solo in apparente contraddizione: l'accentuazione del segno storico della casa antica nel disegno del verde più a ridosso, e la ricucitura con la natura di un orizzonte piatto e senza confini.